La farmacia dei servizi e la DPC nelle Regioni italiane
Mauro M. De Rosa, Bellon Andrea, Achille Gallina Toschi, Paola Minghetti, Laura Poggi, Giovanna Scroccaro
La Farmacia è un punto di riferimento dei cittadini e pazienti per le prestazioni di assistenza farmaceutica offerta in convenzione col SSN e prestata in accordo con le Regioni e le Provincie autonome in nome e per conto delle rispettive Aziende sanitarie con la distribuzione “per conto”.
Con l’introduzione della Farmacia dei Servizi viene riconfermato il ruolo prestazionale sanitario della Farmacia che si evolve arricchendosi: la Farmacia diventa il luogo sanitario dove oltre alla dispensazione di medicinali, prodotti farmaceutici e dispositivi medici, vengono proposti più servizi; dove è possibile individuare altri professionisti come infermieri e fisioterapisti, dove lo stesso farmacista diventa il sanitario vaccinatore. Quindi la Farmacia diventa il luogo più vicino dove ci si può rivolgere per avere prestazioni ed informazioni, in cui trovare professionisti disponibili dotati di expertise farmaceutica e sanitaria.
Con questo testo ci si pone l’obiettivo di affrontare i temi della Farmacia dei Servizi e della Distribuzione per Conto, con una prima analisi dell’evoluzione della normativa centrale e poi con una seconda fotografia nelle diverse realtà regionali andando a riportare i dettagli della normativa e della sua applicazione.
Per ogni Regione e Provincia Autonoma è stato riportato lo stato dell’applicazione della normativa sulla sperimentazione della Farmacia dei Servizi con dettagli relativi allo stato di emergenza sanitaria COVID-19 con particolare riferimento al contributo volontario dei farmacisti nel contesto della vaccinazione in farmacia e lo stato di attuazione della DPC tenendo conto delle due forme di distribuzione: diretta e per conto; le loro forme remunerative e le differenti modalità organizzative.
Sarà interessante monitorare nel tempo la sperimentazione della Farmacia dei Servizi e analizzare i risultati delle attività avviate sul territorio oltre che seguire l’evoluzione che caratterizza la distribuzione nelle farmacie ospedaliere, aperte al pubblico per individuare interessi per le aziende del farmaco e dei dispositivi medici, i distributori e i pazienti.
Cronicità e aderenza: dal piano Nazionale ai piani Regionali
Mauro M. De Rosa, Monica Calamai, Daniela Calzia, Paola Casucci, Sabrina Devoto, Maria Grazia Furnari, Enrica Maria Proli
Dai dati ISTAT aggiornati al 1 gennaio 2018, l’Italia risulta il secondo Paese “più vecchio” nel panorama mondiale a causa della bassa natalità e dell’incremento della durata media della vita anche grazie al miglioramento delle condizioni sociosanitarie. Questo scenario ha portato all’esigenza di far fronte ad un progressivo aumento di patologie legate all’invecchiamento la cui gestione, essendo perlopiù malattie croniche, incide per circa l’80% dei costi del Servizio Sanitario Nazionale. La domanda crescente e le limitate risorse disponibili necessitano un potenziamento del sistema di governance con il coinvolgimento di tutto gli attori del “sistema cronicità”.
A tal scopo, nel 2016, il Ministero della Salute ha varato un Piano Nazionale della Cronicità (PNC) volto a promuovere interventi basati sulla unitarietà di approccio e su una migliore organizzazione dei servizi.
L’obiettivo di questo testo è, dopo una breve overview del PNC, di presentare i modelli attuativi regionali di tale Piano attraverso le Delibere regionali approvate.
Il quadro che ne deriva è una certa variabilità attuativa tra le Regioni dal punto di vista organizzativo e gestionale con approcci differenziati a seguito di criticità nel raggiungimento degli obiettivi del Piano. Differenze nelle modalità e nei tempi di attuazione se non colmate adeguatamente concorreranno a mantenere il divario tra regioni all’avanguardia e regioni in stato di difficoltà.
Cronicità e aderenza: dal piano Nazionale ai piani Regionali
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pubblicato online maggio 22
Distribuzione per conto remunerazione e convenienza per il Servizio Sanitario Nazionale
Mauro M. De Rosa – Arturo Cavaliere – Paola Deambrosis – Marco Gambera – Lorella Lombardozzi – Marcello Pani
La distribuzione per conto del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) da parte delle farmacie aperte al pubblico è attiva nel nostro Paese a seguito della promulgazione della legge 405 del 2001 e corrisponde ad una distribuzione alternativa e complementare a quella tradizionale in convenzione col SSN e a quella diretta (DD), che impiega le farmacie ospedaliere e i servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie.
Nel tempo si sono susseguiti cambiamenti nel ricorso alla DPC piuttosto che alla DD e possiamo dire che l’attuale situazione si caratterizza per un mix di entrambe le formule distributive più che per una esclusiva.
L’obiettivo di questo testo è quello di presentare gli orientamenti delle scelte regionali in base agli accordi stipulati con le organizzazioni sindacali delle farmacie convenzionate pubbliche e private, facendo riferimento all’ultimo quinquennio.
Il quadro che ne esce risulta di un progressivo allargamento della DPC vs. la diretta anche se in alcune Regioni il ricorso a quest’ultima è in effetti ancora maggioritario e deriva dalle valutazioni sui costi differenziali tra le due opzioni, che sono ritenuti ancora più elevati per la DPC, come risulta dagli studi che su queste due forme distributive sono stati fatti e pubblicati nella letteratura scientifica.
Da ultimo, risulta importante leggere le convenienze nel passaggio da diretta a per conto o da per conto e diretta a convenzionata di prodotti che risultano avere costi per confezione più alti economicamente rispetto alla convenzionata: il valore di cut-off per il passaggio è ancora differenziato tra Regioni ma si può legittimamente ipotizzare che l’intervallo si assottiglierà nel tempo arrivando ad un valore medio di sicuro interesse.
Sarà necessario seguire nel tempo l’evoluzione che caratterizza questo settore distributivo che impegna farmacie ospedaliere, farmacie aperte al pubblico e strutture pubbliche del Servizio Sanitario nazionale per verificare gli approdi di interesse per aziende farmaceutiche, distributori e pazienti che ogni giorno devono comprendere dove e come ricevere l’assistenza farmaceutica per le patologie da cui sono affetti.
La valutazione qualita’ prezzo nei farmaci: il caso gas anestetici
Mauro M. De Rosa –Claudio Amoroso – Marco Boni – Marcello Pani – Enrica M. Proli
L’approvvigionamento dei medicinali anestetici volatili costituisce un esempio paradigmatico per le stazioni appaltanti che intendono operare conseguendo più obiettivi contemporanei di sanità pubblica e di razionalizzazione delle risorse che derivano dall’attivazione della concorrenza e della par condicio tra operatori economici.
Nel passato i medicinali sono stati generalmente inseriti in lotti semplici/composti basati su uno stesso principio attivo: questo ha impedito la competizione fino alla perdita del brevetto con l’ingresso sul mercato di prodotti essenzialmente simili, definiti equivalenti. Solo più recentemente la competizione è stata elevata introducendo nei capitolati di gare ad evidenza pubblica un numero più ampio di lotti complessi, previo accertamento dell’equivalenza terapeutica oggi appannaggio dell’Agenzia italiana del farmaco, anche se casi risultati episodici risalgono ai primi anni 2000 in regione Emilia-Romagna. Analogamente il criterio di aggiudicazione è stato per lungo tempo il prezzo più basso e solo recentemente si sono registrati inserimenti di confronti competitivi per uno stesso principio attivo basati sulla cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa ovvero sulla qualità/prezzo.
Grazie alla nuova Direttiva e al conseguente nuovo Codice degli Appalti, l’attesa è quella di avere un numero di lotti con il criterio di aggiudicazione qualità/prezzo decisamente superiore rispetto al passato.
Introducendo questi lotti così concepiti, è possibile valutare alcune tematiche di grande interesse per la sanità pubblica, per la salute dei pazienti e dei lavoratori come l’aderenza/compliance alla terapia da parte dei pazienti, la sicurezza negli ambienti di lavoro, la sicurezza ambientale, l’impiego non ottimale di prodotto. Il caso degli anestetici volatili è, pertanto, di assoluta utilità per la valutazione dei prodotti in grado di coniugare la sicurezza per gli operatori da una parte e i costi che tengono conto dell’innovazione tecnologica e degli investimenti nella ricerca dall’altra, contemperando le esigenze di contenimento dei costi in relazione alle limitate risorse pubbliche disponibili.
Le gare ad evidenza pubblica basate sulla valutazione della qualità-prezzo concorrono a soddisfare adeguatamente a queste necessità consentendo di trovare un livello di interrelazione corretto e assicurando una competizione concorrenziale in grado di ottenere risultati conformi alle aspettative.
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