Gestione differenziale in base al dosaggio di prodotti a base di aflibercept per il trattamento delle maculopatie
Mauro M. De Rosa, Adriano Cristinziano, Romano Danesi, Claudio Jommi, Alessia Pisterna, Monica Varano
Le principali patologie vascolari della retina sono: la degenerazione maculare legata all’età (AMD), nelle forme secca o non vascolare (dAMD) ed umida o neovascolare (nAMD), e l’edema maculare diabetico (DME).
I principali trattamenti farmacologici nelle patologie vascolari della retina sono i corticosteroidi e gli anti-VEGF (fattore di crescita endoteliale vascolare) a somministrazione intravitreale che garantiscono una concentrazione efficace con minima diffusione sistemica. I corticosteroidi, utilizzati nel trattamento della AMD e DME ma non nella nAMD, controllano l’espressione dei geni dei mediatori dell’infiammazione, influenzando l’espressione del VEGF, del TNF-alfa e altre citochine infiammatorie e stimolano contestualmente l’espressione di fattori antinfiammatori quali il pigment derived growth factor (PDGF). I farmaci anti-VEGF agiscono bloccando l’azione del VEGF e rappresentano la prima scelta di trattamento in tutti i tipi di CNV (neovascolarizzazione coroideale) secondaria ad AMD. La nota AIFA 98 definisce le modalità intravitreale e utilizzo a carico del SSN dei medicinali aventi per principio attivo: aflibercept, brolucizumab, faricimab e ranibizumab nel trattamento della degenerazione nAMD o DME e dei medicinali aventi per principio attivo bevacizumab nel trattamento della nAMD o DME in quanto compresi nell’elenco di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 648.
Nel presente documento vengono trattate le tematiche relative al bisogno terapeutico importante dei pazienti affetti da AMD e DME dovuto alla scarsa aderenza e persistenza alle terapie anti-VEGF e all’onere psicosociale ed economico associato alle frequenti somministrazioni intravitreali del trattamento e alle visite di monitoraggio. Il documento sottolinea i possibili vantaggi del prodotto a base di aflibercept 8mg che permetterebbe di diminuire il numero delle somministrazioni con impatto positivo sia sul burden della malattia sia in termini di impatto economico ed organizzativo per il SSN.
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