Il Back-up come strumento potenzialmente collusivo tra le imprese a fini anticoncorrenziali

Prof. Mauro M. De Rosa (1) e Dott. Marco Boni (2)

 

 

Abstract

Gli strumenti a disposizione delle imprese per affrontare la complessità di una gara ad evidenza pubblica per la fornitura di beni o servizi sono diversi, tra questi sono considerati dal Codice degli appalti anche i raggruppamenti temporanei di imprese (RTI o ATI), il subappalto, l’avvalimento e, non espressamente regolato dal Codice ma utilizzabile e regolabile contrattualmente ricorrendone imprescindibili condizioni tecniche, il back-up.

Quest’ultimo istituto, meno noto anche perché impiegato in caso di fermi produttivi, è stato oggetto di attenzione da parte dell’Autorità garante per il mercato e la concorrenza in quanto il suo utilizzo da imprese fornitrici di prodotti PET è sospettato di aver travalicato i limiti ammessi e di essere alla base di un’intesa a fini collusivi anticoncorrenziali che vedrebbe coinvolta, per la prima volta, anche una società scientifica.

 

Premessa

L’ATI o l’RTI

L’associazione temporanea di imprese, il cui acronimo è ATI, è una modalità, espressamente prevista dal Codice degli Appalti, di collaborazione tra imprese che possono associarsi temporaneamente: in questo modo possono cogliere opportunità come, ad esempio, una richiesta di fornitura di prodotti o servizi per il mercato pubblico, che da sole non potrebbero affrontare.

L’ATI è una possibilità aggregativa per gli operatori economici volta a consentire in particolare alle PMI (configurazione di impresa prevalente in Europa e in Italia) di partecipare al mercato degli appalti pubblici.

L’RTI non è altro che un sinonimo di ATI che significa raggruppamento temporaneo di imprese.

La definizione contenuta nell’art.3 comma u del Codice dei contratti pubblici (Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 aggiornato alla legge 238 del 23 dicembre 2021, c.d. Legge Europa):

u) «raggruppamento temporaneo», un insieme di imprenditori, o fornitori, o prestatori di servizi, costituito, anche mediante scrittura privata, allo scopo di partecipare alla procedura di affidamento di uno specifico contratto pubblico, mediante presentazione di una unica offerta;”

L’articolo 48 del Codice dei contratti pubblici (di seguito anche solo “Codice”) detta le regole per la partecipazione delle imprese nei raggruppamenti temporanei, ovvero ciò che vietato e ciò che è consentito.

L’ATI si attiva mediante il conferimento, da parte delle imprese c.d. mandanti, di un mandato collettivo speciale con rappresentanza in capo all’impresa c.d. mandataria (o capogruppo), in virtù del quale quest’ultima diviene il vero e proprio interlocutore nei confronti della stazione appaltante.

Tali associazioni possono strutturarsi in due distinte modalità:

  • in verticale, cioè quando il mandatario provvederà all’esecuzione dei lavori principali e i mandanti di quelli secondari;
  • orizzontale, cioè quando i partecipanti divideranno tra loro prestazioni di tipo omogeneo.

Vi sono altri istituti che consentono rapporto tra imprese:

  • il subappalto, contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni oggetto del contratto di appalto (art. 105, 174 del Codice)
  • l’avvalimento, facoltà per l’operatore economico di avvalersi dei requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e professionale di un altro soggetto (art.89, 105 del Codice)
  • il backup

Queste differenti forme organizzative e gestionali sono disciplinate e finalizzate a consentire la fornitura di beni o servizi ad un committente, in maniera ottimale ma regolamentata.

Anche in base a consolidata giurisprudenza, ATI/RTI sono ammesse solo quando le imprese associate non abbiano singolarmente la capacità/potenzialità di eseguire la fornitura o il servizio, e non con lo scopo di porre in essere una spartizione del mercato.

 

Il back-up

Il backup è uno strumento in base al quale la fornitura del prodotto alle strutture pubbliche aggiudicanti è effettuata da un’impresa diversa dall’aggiudicataria, ma concorrente della stessa, nei casi in cui l’aggiudicataria sia impossibilitata ad evadere gli ordini per “ragioni tecniche.

Nell’ambito delle cosiddette ragioni tecniche si contempla anche il fermo produttivo dei macchinari necessari per la produzione di beni e servizi.

Dal punto di vista procedurale, l’utilizzo del back-up potrebbe essere regolamentato nell’ambito di un accordo quadro con più operatori economici, promosso dalla stazione appaltante proprio per consentire, al ricorrere di specifiche condizioni produttive o di mercato (quali, ad esempio, quelle del fermo macchina), la continuità di fornitura con operatori economici diversi.

Un caso di back-up storicamente presente nell’ambito delle forniture sanitarie è quello che riguarda i prodotti derivati dal sangue umano, per il particolare mercato o ambito di reperimento della materia prima, soggetta a carenze di volta in volta non preventivabili da parte dei singoli produttori, né imputabili ai medesimi, per i quali è implicito un agreement di soccorso reciproco negli obblighi di fornitura.

 

L’attività dell’AGCM

L’attività dell’antitrust si dispiega in una serie di comparti, tra i quali il farmaceutico che è di competenza della Direzione manifatturiero, agroalimentare, farmaceutico e distribuzione commerciale (Concorrenza).

L’Autorità è stata istituita dalla legge 287/1990, ha poteri di indagine, di diffida e di sanzione.

Più specificamente, l’autorità è chiamata a vigilare su alcuni aspetti che possono limitare la concorrenza, come gli accordi tra imprese e l’abuso di posizione dominante.

“Concorrenza

Se le imprese, invece di competere tra loro, si mettono d’accordo e coordinano i loro comportamenti sul mercato restringono la concorrenza, danneggiando i consumatori o gli altri concorrenti. L’Antitrust vigila perché questo non accada e sanziona chi viola la legge. L’Autorità interviene anche quando un’azienda abusa del suo potere di mercato, imponendo ai consumatori prezzi troppo elevati o chiudendo l’accesso ai potenziali concorrenti o, ancora, attuando politiche che taglino fuori le imprese che competono sullo stesso mercato.

Quando due aziende si fondono, o un’azienda ne compra un’altra, l’Antitrust verifica che la nuova impresa non abbia un eccessivo potere di mercato. Se ritiene che esistano rischi per la competizione può vietare la fusione o imporre misure che mitighino gli effetti anticoncorrenziali.”

Fonte: AGCM https://www.agcm.it/competenze/tutela-della-concorrenza/

 

Il caso

Il 21 dicembre 2021 l’Autorità̀ ricevette una “segnalazione, integrata il 20 gennaio 2022, secondo la quale le principali imprese attive nel mercato italiano della produzione commercializzazione di radiofarmaci, dal 2005 avrebbero coordinato, e starebbero tuttora coordinando, le proprie strategie commerciali ai fini della partecipazione alle procedure di selezione svolte a livello nazionale per la fornitura a ospedali pubblici e a cliniche private di tali prodotti farmaceutici, e in particolare di quelli utilizzati per la Tomografia ad Emissioni di Positroni (i richiamati prodotti PET), nonché ai fini della successiva fornitura di tali prodotti a dette strutture pubbliche aggiudicanti. Più nello specifico, tale coordinamento sembrerebbe aver luogo attraverso un generale coordinamento delle politiche commerciali in sede di partecipazione alle gare pubbliche, anche facendo ricorso improprio agli istituti dell’ATI, del subappalto, dell’avvalimento, nonché del c.d. backup.”

L’Antitrust raccoglie una serie di informazioni dalle quali “sembrerebbe emergere l’esistenza di un’intesa unica, complessa e continuata posta in essere dalle imprese via via nel tempo attive nel mercato italiano della produzione e commercializzazione di radiofarmaci, le quali avrebbero colluso quanto meno dal 2005, e starebbero tuttora colludendo, per ripartirsi le gare pubbliche di acquisto di una specifica categoria di tali medicinali.”

 

L’apertura dell’istruttoria

Dopo una breve attività di carattere informativo generale e specifico l’Antitrust, con il provvedimento AGCM n.30088 del 29/03/2022, ha deliberato l’avvio dell’istruttoria ai sensi dell’articolo 14 della legge n. 287/90, nei confronti delle società̀:

  1. Advanced Accelerator Applications S.r.l.,
  2. Novartis AG,
  3. Curium Italy S.r.l.,
  4. Curium Netherlands Holding B.V.,
  5. ITEL Telecomunicazioni S.r.l.,
  6. GE Healthcare Italia S.r.l.,
  7. GE Healthcare International B.V.,
  8. ACOM – Advanced Center Oncology Macerata – S.r.l.

ma anche nei confronti di una società scientifica:

  1. Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare (AIMN),

per accertare l’esistenza di una violazione dell’articolo 101 del TFUE.

 

L’indagine Antitrust

L’indagine tiene conto del fatto che gli ospedali pubblici costituiscono la più rilevante fonte di domanda e rappresentano circa i 2/3 delle forniture totali di questi prodotti, i radiofarmaci per la diagnostica, utilizzati nell’ambito della medicina nucleare, capaci di fornire un’immagine precisa della fisiologia, della biochimica ovvero dell’anatomia patologica del corpo del paziente senza tuttavia alterarne le funzioni.

Gran parte delle forniture avvengono perciò in seguito a gare pubbliche, generalmente organizzate a livello regionale per un insieme di ospedali. Il resto delle forniture è destinato a cliniche private.

 

I prodotti oggetto di indagine

I radiofarmaci come ben sintetizza l’Antitrust “vengono introdotti nel corpo del paziente tramite iniezione, per via orale o per inalazione. Una volta all’interno, essi generano impulsi radioattivi in grado di migliorare la definizione delle immagini prodotte dalle apparecchiature di diagnostica per immagini, le quali registrano detta immagine sullo schermo di un computer o su una lastra (c.d. attività di imaging). Più in particolare, i prodotti oggetto dei comportamenti descritti sono i radioisotopi emittenti di positroni prodotti da un c.d. ciclotrone, ovvero un acceleratore di particelle nucleari che vengono poi inviate su un bersaglio che, a causa dell’urto, produce atomi radioattivi utilizzati per la sintesi di radiofarmaci ad uso clinico”.

 

Il processo di concentrazione delle aziende

L’Antitrust osserva che il mercato italiano della produzione e commercializzazione di radiofarmaci ha subìto negli ultimi anni un significativo processo di concentrazione.

Precedentemente gli operatori attivi nel mercato erano:

  1. AAA;
  2. IBA Molecular Italy, ora Curium;
  3. ACOM;
  4. IASON GmbH, società di diritto austriaco (di seguito, “IASON”);
  5. GE
  6. ITEL

Successivamente Curium, nel 2018, ha acquisito un ramo d’azienda di ACOM relativo all’attività di produzione e vendita di radiofarmaci e, nel 2021, ha ottenuto il controllo di IASON.

Nel settembre 2014, poi, AAA ha acquisito il ramo di azienda relativo all’attività di produzione e vendita di radiofarmaci di GE, subentrando anche nel contratto di licenza che quest’ultima aveva con ITEL.

A seguito di una rinegoziazione del 2015 ad ITEL è riconosciuto il diritto esclusivo di produrre e commercializzare tutti i prodotti PET di AAA in Puglia, Calabria e Basilicata, mentre nelle altre regioni AAA commercializza direttamente i propri prodotti. Inoltre, una modifica del contratto avvenuta nel 2021 ha conferito a ITEL la possibilità di produrre e commercializzare prodotti PET con un proprio marchio.

L’Antitrust, in conclusione, rileva che le società attualmente operative sul mercato rilevante sono solo tre:

  1. AAA,
  2. Curium
  3. ITEL

 

I fermi produttivi

L’Antritrust precisa come “la particolare tipologia dei prodotti richiede l’utilizzo di ciclotroni per la specifica produzione dei prodotti PET. Tali macchinari devono necessariamente essere soggetti a fermi di produzione programmati per ragioni di manutenzione, durante i quali è completamente sospesa la produzione. Oltre a ciò, vi sono degli interventi di manutenzione correttivi (non pianificati) che sono eseguiti con una certa frequenza, durante i quali i ciclotroni non possono produrre i volumi di radiofarmaci originariamente previsti.

Durante i suddetti fermi produttivi (pianificati e non pianificati), è importante garantire comunque la continuità̀ della fornitura agli ospedali al fine di permettere la pronta diagnosi di patologie potenzialmente letali. Per questa ragione, i produttori stipulano i richiamati accordi di back up, specialmente ove essi abbiano partecipato congiuntamente alle gare d’appalto. Tali accordi avvengono, pertanto, nel contesto di ATI o di RTI, ossia di cooperazioni tra imprese che hanno una portata più ampia”.

 

Le criticità potenziali

L’Antitrust sospetta che la cooperazione per l’esecuzione degli accordi di backup sia andata “oltre i limiti di quanto è strettamente ed oggettivamente necessario per far fronte alle esigenze di continuità delle forniture, e che gli accordi di back up non sono stati, e non sono tuttora, finalizzati esclusivamente a coprire i fermi di produzione (programmati e non), ma si fondano su ulteriori considerazioni di natura commerciale, non esclusi i prezzi, che rendono l’accordo più simile ad una spartizione del mercato”.

Per l’AGCM “le imprese interessate sembrano aver utilizzato il meccanismo dell’ATI, del subappalto e dell’avvalimento nelle gare pubbliche per ragioni di convenienza commerciale finalizzate al raggiungimento di una ripartizione delle forniture piuttosto che a coprire le inevitabili lacune nella capacità produttiva o nella portata geografica dei siti produttivi di ciascun operatore. In altre parole, esse potrebbero aver stipulato accordi di ATI, subappalto o avvalimento anche in relazione a procedure di selezione alle quali sarebbero state in grado di partecipare autonomamente.”

 

Le gare ad evidenza pubblica

Tenendo conto che le forniture di questi prodotti sono per oltre i 2/3 al mercato pubblico del SSN, le gare sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust sono quelle indette da:

  • Ospedale Molinette di Torino,
  • Regione Lombardia nel 2005 e nel 2016,
  • Istituti Fisioterapici Ospedalieri e Ospedale di Latina nel 2012 e nel 2018,
  • ESTAV in Toscana nel 2013 e nel 2021,
  • Ospedale Mauriziano di Torino nel 2018,
  • ESTAR in Toscana nel 2018,
  • Regione Marche nel 2018
  • Regione Veneto nel 2021.

 

Le imprese coinvolte

Le imprese che sembrerebbero aver preso parte all’ipotizzata intesa nel corso del tempo sono:

  • AAA,
  • Curium (e, prima del 2017, IBAMolecular),
  • ITEL,
  • GE fino al 2014,
  • ACOM fino al 2018,
  • IASON fino al 2021.

Dal 2021 sembrerebbero invece partecipare all’intesa solo:

  • AAA
  • Curium,

quali uniche imprese attive sul mercato dopo il riferito processo di consolidamento.

 

Il coinvolgimento della Società scientifica dei medici nucleari

Le informazioni disponibili – sempre secondo l’Antitrust – “sembrerebbero indicare anche che tali imprese si siano talora scambiate informazioni commercialmente sensibili, tramite l’Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare (AIMN), allo scopo di ripartirsi le forniture nelle gare bandite in Italia da Enti pubblici.”

Se e quale sia effettivamente stato il ruolo della AIMN (3) non emerge dal provvedimento di avvio dell’istruttoria ed occorrerà attendere l’esito per avere maggiori dettagli.

Certamente la presenza tra i soggetti coinvolti di una società scientifica non poteva passare inosservata anche perché il tema del conflitto di interessi tra Società scientifiche e fornitori è dibattuto in ambito internazionale e nazionale (si veda ad es. Fabbri A, Gregoraci G, Tedesco D et al. Conflict of interest between professional medical societies and industry: a cross-sectional study of Italian medical societies’ websites. BMJ Open. 2016;6e01124. doi: 10.1136/ bmjopen-2016-011124.).  Il conflitto di interessi viene attenuato quando le società scientifiche si dotano di un codice etico con norme puntuali rispetto ai rapporti con l’industria.

 

Il coinvolgimento delle Associazioni sindacali di categoria

L’attivazione di procedimenti di natura anticoncorrenziali nel farmaceutico ha riguardato nella quasi totalità dei casi aziende farmaceutiche o del biomedicale (figura 1).

Figura 1 – Soggetti coinvolti da AGCM per pratiche anticoncorrenziali tra il 1998 e il 2023 nel mondo farmaceutico

 

Il coinvolgimento delle Associazioni di categoria dei produttori, dei distributori intermedi, delle farmacie è risultato inferiore ma esistente e generalmente in concorso con i proprio associati (tabella 1).

Sinora sulla base dei dati analizzati, il coinvolgimento di una società scientifica non si era ancora registrato e quindi potrebbe diventare il primo caso sempre che tale coinvolgimento sia accertato.

 

I rischi e le sanzioni

I rischi per pratiche anticoncorrenziali sono notevoli.

Infatti, con la decisione che accerta l’avvenuta infrazione grave degli articoli 2 e 3 della legge n. 287/90 o degli articoli 101 e 102 TFUE, l’Autorità, tenuto conto della gravità e della durata dell’infrazione, può disporre:

  • l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino al dieci per cento del fatturato realizzato in ciascuna impresa o ente nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della diffida, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, della legge n. 287/90.

Inoltre, l’articolo 31 della medesima legge stabilisce che per le sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alla violazione delle norme in materia di concorrenza “si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I, sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689”. In particolare, l’articolo 11 della legge n. 689/81 prevede che nel determinare l’importo della sanzione:

si ha riguardo alla gravità della violazione, all’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche”.

Per un approfondimento si rinvia a Linee Guida sulla modalità di applicazione dei criteri di quantificazione delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità in applicazione dell’articolo 15, comma 1, della legge n. 287/90 (4).

Riguardo alle forniture al SSN, diversi rapporti collusivi sono stati sanzionati nel tempo dall’Antitrust.  Si citano i casi relativi a: a) mezzi di contrasto, anno 2000; b) test diabete, anno 2003; c) disinfettanti, anno 2006; e) dispositivi per stomia, anno 2007; f) vaccini antinfluenzali, anno 2009; g) risonanza magnetica, anno 2011; h) farmaci (Avastin-Lucentis), anno 2014; i) ossigenoterapia domiciliare, anno 2016; l) plasma derivati, anno 2018.

Per l’ammontare della sanzione inflitta, di grande rilievo in termini applicativi è stata quella disposta con Provvedimento AGCM n. 24823 del 27.02.2014 con cui L’Antitrust sanzionò Roche e Novartis per un cartello che aveva condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis con oltre 180 milioni di euro di multa.

Il rischio collusivo è particolarmente presente in ambito sanitario, considerato che in molti mercati caratteristici operano poche imprese, a volte in regime oligopolistico, in grado quindi di coordinarsi.

Gli accordi collusivi sono favoriti anche dalle norme sulla programmazione in chiaro delle gare (art. 21 del Codice), nella misura in cui questa rende prevedibile il comportamento della domanda.

 

Riflessioni

Se l’indagine avviata dall’Antitrust approderà all’accertamento delle intese collusive tra le 7 iniziali aziende, poi ridotte a 6 ed infine a 2, l’elemento di preoccupazione potrebbe essere che questa situazione collusiva risalga a tempi molto distanti nel tempo e possa quindi essere il risultato di un metodo consolidato.

La maggiore preoccupazione però potrebbe derivare se venisse accertata la collusione della Società scientifica coi medici di medicina nucleare, che farebbe sospettare una relazione inappropriata tra prescrittori e fornitori.

L’intesa potrebbe incidere in maniera consistente, usando il linguaggio anticoncorrenziale, sulle dinamiche competitive del mercato, tenendo conto che coinvolge l’universo delle imprese che commercializzano questi prodotti e riguarda l’intero territorio nazionale, ed apparendo perciò̀ suscettibile di alterare le condizioni e i flussi di commercio dei radiofarmaci tra gli Stati Membri.

 

Conclusioni

Non è la prima volta che Aziende farmaceutiche tentino di accordarsi tra loro con intento di spartirsi il mercato puntando ad operare vere e proprie intese propedeutiche alla partecipazione alle gare ad evidenza pubblica per la fornitura di beni o servizi.

Ciò che costituisce un potenziale elemento di novità è l’impiego di un elemento di natura amministrativa come il fermo per manutenzione e l’accordo di fornitura per supportare l’acquirente con l’intervento di un competitor concorrente, grazie al metodo chiamato back-up.

Se poi ci fosse anche un’estensione di intesa collusiva con la società scientifica dei prescrittori, l’elemento di preoccupazione sarebbe ulteriormente elevato, in quanto si prefigurerebbe un potenziale danno a carico del sistema sanitario non più e solo per l’elemento anticoncorrenziale, evidenziabile dall’intervento Antitrust, ma anche per la rottura del rapporto fiduciario che si stabilisce tra il sistema sanitario pubblico e i suoi dipendenti.

Siamo confidenti che l’indagine sia in grado di chiarire che questa intesa di natura collusiva non si sia attuata nel tempo o sia confinata a situazioni più specifiche e che non veda alcun coinvolgimento dei prescrittori di prodotti farmaceutici e/o della loro società scientifica di riferimento.

Questo procedimento viene tra l’altro a coincidere con la nuova struttura organizzativa degli uffici dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, operativa dal 1° gennaio.

Il nuovo assetto prevede nove dipartimenti, di cui due propriamente antitrust, il primo dedicato a cartelli e piattaforme digitali, il secondo agli altri settori dell’economia. Nelle posizioni di responsabile delle varie unità organizzative sono stati nominati 22 donne e 21 uomini. Il dipartimento concorrenza 1 (diretto da Giuseppe Galasso) si occupa proprio di cartelli, leniency, whistleblowing, piattaforme digitali e comunicazioni. La responsabile iniziale del procedimento dott.ssa Claudia Desogus è stata sostituita 17 gennaio 2023 con la dott.ssa Valentina Depau. Il termine di chiusura del procedimento è fissato al 31 maggio 2023: attendiamo dunque fiduciosi l’esito dell’attività antitrust.

 


(1) Professore di Economia e regolazione del farmaco – Dipartimento Scienze del farmaco – Università del Piemonte Orientale – Novara
(2) Esperto giuridico, Presidente della Federazione delle Associazioni Regionali degli Economi Provveditori della sanità (FARE) dal 1993 al 2005 Direttore del periodico on line “News4market“
(3) L’Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare (AIMN) è un’associazione senza fini di lucro il cui scopo principale è la promozione dello sviluppo scientifico e applicativo dell’impiego in ambito medico e biologico delle proprietà̀ fisiche del nucleo atomico dei radionuclidi. La sua configurazione societaria prevede un Consiglio Direttivo (CD) ed una serie di Delegati regionali con un coordinatore regionale, che fa parte del CD.
Il consiglio direttivo è composto, tra gli altri, da: Presidente Dr.ssa Maria Luisa De Martini, Vicepresidente Dr. Massimo Ippolito, Segretario Nazionale Prof.ssa Barbara Palumbo e dal Past President è il prof. Orazio Schillaci, attuale Ministro della Salute nel Governo Meloni.
Il più recente bilancio presente sul sito, depositato il 26 Aprile 2022, è relativo all’anno 2021 e mostra 159.079 euro di proventi Finanziari e Patrimoniali, prevalentemente da quote associative (. Sitoweb: https://www.aimn.it/ ).
Il più recente Congresso si è tenuto a Rimini nell’ottobre del 2022. Tra gli sponsor congressuali figurano: GE Healthcare, AAA, Curium, Radius, Comecer, Fora, Tema Sinergie, Siemens Healthineers, Else, Gamma Servizi, Life Molecular Imaging, Blue Eath, Campoverde, Itelpharma, OncoBeta, Prometheus, Medipass, Astrim, Terumo, Sirtex, Boston Scientific, Active Radsys. ) Fonte: AIMN 2022. 12-15 maggio 2022 Palacongressi di Rimini. Sitoweb: http://congresso.aimn.it/)

(4) AGCM. Delibera AGCM 22 ottobre 2014, n.25152 – Linee Guida sulla modalità di applicazione dei criteri di quantificazione delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità in applicazione dell’articolo 15, comma 1, della legge n. 287/90. Sitoweb: https://www.agcm.it/