Riclassificazione e spesa farmaceutica: il confronto aperto in Puglia
Prof. Mauro M. De Rosa
Il dibattito sul disavanzo della sanità pugliese ha riportato al centro dell’attenzione il passaggio di alcune categorie di medicinali dalla distribuzione diretta (DD) o per conto (DPC) alla distribuzione convenzionata.
Il confronto tra il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e la Consulta degli Ordini dei Farmacisti, presieduta da Luigi D’Ambrosio Lettieri, non riguarda soltanto le diverse modalità di dispensazione dei farmaci. Sullo sfondo emerge una questione più ampia: come conciliare la prossimità dell’assistenza con la sostenibilità della spesa farmaceutica regionale?
L’espressione utilizzata da Decaro nei confronti del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato – definito nel dibattito politico “sottosegretario alle farmacie” – ha certamente accentuato i toni del confronto. Al di là della polemica, tuttavia, la discussione solleva interrogativi concreti sugli effetti economici della riclassificazione di gliptine e gliflozine e sull’equilibrio tra decisioni nazionali e responsabilità finanziarie regionali.
L’impatto sui Tetti di Spesa e sui costi della distribuzione
Affermare che il cambiamento del canale distributivo determini esclusivamente una diversa allocazione contabile della spesa rischia di non rappresentare pienamente la complessità del fenomeno.
Nella distribuzione diretta, le aziende sanitarie acquistano generalmente i medicinali attraverso procedure centralizzate o di gara e ne assicurano la dispensazione mediante le proprie strutture. Questo modello presenta costi organizzativi e gestionali molto contenuti e consente alle Regioni di beneficiare delle condizioni economiche ottenute attraverso gli acquisti pubblici.
Con il passaggio alla distribuzione convenzionata cambiano tanto le modalità di approvvigionamento quanto il sistema di remunerazione della filiera. AIFA ha evidenziato che la rinegoziazione dei prezzi con l’industria e la riduzione dei costi connessi alla gestione della distribuzione diretta potrebbero produrre, su base nazionale, effetti favorevoli sulla spesa. L’effettivo risultato economico deve però essere verificato attraverso il monitoraggio dei consumi e dei costi sostenuti nei diversi contesti regionali.
Il tema, pertanto, non può essere ridotto alla sola variazione del capitolo di bilancio. Il trasferimento dei medicinali verso la convenzionata incide sui diversi tetti della spesa farmaceutica e può produrre conseguenze differenti per le Regioni e per le aziende farmaceutiche, anche in relazione ai rispettivi meccanismi di ripiano.
Per valutare compiutamente la misura sarebbe quindi necessario confrontare il costo complessivo sostenuto prima e dopo la riclassificazione, considerando in maniera trasparente ed esaustiva il prezzo dei medicinali, la remunerazione della distribuzione, i costi organizzativi evitati, l’andamento dei consumi e gli effetti sui tetti di spesa.
Sostenibilità finanziaria e Prossimità assistenziale
Il valore della rete territoriale delle farmacie non può essere messo in discussione. Per i pazienti cronici, anziani o residenti in aree distanti dai presidi sanitari, la possibilità di ritirare i medicinali nella farmacia di comunità può ridurre gli spostamenti, semplificare l’accesso alle terapie e favorire la continuità assistenziale.
Va osservato che anche la canalizzazione diretta tramite DCP assicura la prossimità.
Prossimità e sostenibilità finanziaria non dovrebbero, tuttavia, essere considerate obiettivi alternativi. Entrambe devono trovare spazio nella valutazione delle politiche distributive.
I benefici indiretti per i cittadini – come la riduzione dei tempi di attesa, degli spostamenti e dei relativi costi sociali – rappresentano elementi rilevanti. Per assumere decisioni pienamente consapevoli, però, tali vantaggi dovrebbero essere misurati e confrontati con gli effetti prodotti sui bilanci regionali.
Un’analisi fondata sui dati (tempi e costi) consentirebbe di comprendere se i risparmi organizzativi e sociali compensino, nelle diverse realtà territoriali, le eventuali variazioni della spesa farmaceutica. La valutazione non dovrebbe quindi limitarsi a una media nazionale, ma considerare le caratteristiche dei singoli sistemi regionali di acquisto e distribuzione.
Potrebbero inoltre essere esaminati modelli maggiormente modulati, capaci di valorizzare la farmacia convenzionata soprattutto per i pazienti fragili, per le persone con difficoltà di accesso alle strutture sanitarie e per i residenti nelle aree meno servite. Soluzioni differenziate potrebbero permettere di coniugare meglio prossimità, appropriatezza e controllo della spesa.
La necessità di una valutazione trasparente
Il confronto nato in Puglia evidenzia una tensione ricorrente nella governance farmaceutica: le decisioni assunte a livello nazionale possono produrre effetti economici non uniformi sui diversi sistemi regionali.
Le Regioni sono chiamate a garantire l’accesso alle cure e, contemporaneamente, a rispettare gli equilibri di bilancio. È quindi comprensibile che chiedano una valutazione puntuale delle conseguenze finanziarie derivanti dal cambiamento dei canali distributivi.
Allo stesso tempo, i benefici assistenziali della distribuzione attraverso le farmacie territoriali meritano di essere considerati sulla base di dati verificabili, evitando che il confronto si riduca a una contrapposizione tra interessi professionali e vincoli economici.
Il vero nodo non è stabilire in astratto quale canale sia preferibile, ma individuare quello più appropriato per ciascuna categoria di medicinali e per le differenti esigenze dei pazienti, misurandone gli effetti sanitari, organizzativi ed economici.
Le possibili ulteriori riclassificazioni
Secondo quanto riportato dalla stampa di settore, AIFA starebbe valutando l’eventuale estensione della distribuzione convenzionata ad altre categorie terapeutiche, tra cui alcune insuline e alcuni medicinali cardiovascolari.
Al momento non risultano decisioni definitive. Nel confronto con le Regioni sarebbero inoltre emerse posizioni differenti e, in particolare, preoccupazioni dell’Emilia-Romagna per i possibili effetti sulla spesa farmaceutica regionale.
Proprio l’eventualità di nuove riclassificazioni rende ancora più importante disporre dei risultati del monitoraggio relativo ai precedenti passaggi. Prima di estendere il modello, sarebbe opportuno verificare se gli obiettivi di maggiore accessibilità siano stati raggiunti e quale sia stato l’impatto effettivo sui costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale e dalle singole Regioni.
Conclusioni
La prossimità della dispensazione costituisce un obiettivo importante, soprattutto per i pazienti cronici e fragili. Non può però essere considerata separatamente dalla sostenibilità economica e dalla responsabilità delle Regioni nella gestione dei propri bilanci sanitari.
Il confronto avviato in Puglia offre quindi l’occasione per superare le contrapposizioni e richiedere una valutazione trasparente, fondata su dati regionali comparabili e capace di considerare tutte le componenti del costo.
Soltanto attraverso un monitoraggio completo sarà possibile stabilire se il passaggio alla distribuzione convenzionata produca un effettivo miglioramento dell’accesso alle terapie senza compromettere gli equilibri della spesa farmaceutica. È su questo terreno, più che su quello delle dichiarazioni politiche, che dovrebbe svilupparsi il confronto tra istituzioni nazionali, Regioni, professionisti sanitari e rappresentanti dei pazienti.
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“Gliptine e gliflozine in farmacia. Decaro attacca, D’Ambrosio Lettieri risponde”, Il Farmacista Online, 19 maggio 2026.
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“Riclassificazioni, AIFA candida insuline e cardiovascolari”, FPress, 12 giugno 2026.
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AIFA, “Il CdA AIFA approva la riclassificazione delle gliflozine nella fascia A dei prodotti rimborsati acquistabili in farmacia”, 30 giugno 2025.

